Alberto Toni POW

Ho fatto 8 anni di soldato.

Sono stato fatto prigioniero in Africa, fra la Cirenaica e l’Egitto. Fummo accerchiati il 21 novembre del ‘41 e ci arrendemmo per la fame e la sete il 17 febbraio del ‘42. Eravamo 8000 Italiani e 2000 Tedeschi prigionieri degli Inglesi. Restammo 15-20 giorni ad Alessandria per la disinfestazione. Eravamo mal visti dagli Arabi, ma gli Inglesi ci difendevano. Dopo ci fu lo smistamento e fummo mandati al campo 76 vicino ad Ismailia, sul canale di Suez.

Fummo raccolti e imbarcati a Porto Said, sul mar Rosso e portati in Inghilterra con la nave. Partimmo il 24 luglio del’41, passammo Capo di Buona Speranza e sbarcammo a Coatbridge, vicino a Glasgow, l’8 settembre del ‘41. Avevamo trascorso 42 giorni sulla nave che aveva fatto tre soste per rifornimenti a Durban, Città del Capo e Freetown. Ci fecero salire sul treno e mandati al campo di smistamento di Sheffield, dove restammo 15 giorni. Da Sheffield ci spostarono a Carlyle e poi mandati al campo di Penrith. Dapprima lavorai come boscaiolo in una segheria e vi rimasi fino all’armistizio. Alla fine del’43 e inizio ‘44, i POW furono chiamati ad un referendum: dovevano scegliere se cooperare o non cooperare. In molti campi ci fu una forte contrapposizione, ma nel nostro campo, eravamo circa 600 prigionieri, ci dichiarammo tutti cooperanti, ad eccezione di una decina. Ci furono tolte le pezze che contrassegnavano le nostre uniformi di POW e ricevemmo nuove divise militari con la scritta Italy sulla manica destra.

ALSTON Un giorno il sergente maggiore italiano mi chiamò e disse che cercavano 10 POW (Prisoner Of War - Prigioniero di guerra), in una vicina fonderia e che le condizioni di lavoro erano molto buone. E fu così che ci trasferimmo ad Alston, dove vivevamo in una specie di locanda; facevamo i nostri pasti al Blue Bell Pub ed eravamo rispettati da tutti i membri della comunità. La famiglia Martin mi invitava sempre per la cena. Il signor Hunter, l’ingegnere capo della fonderia, si adoperava per rendere la nostra permanenza lontano da casa la più piacevole possibile. Organizzava delle serate danzanti, un autobus militare ci conduceva nel villaggio dove c’era un cinematografo, perché potessimo vedere dei film. Alcuni di noi sono persino stati invitati al matrimonio di Peggy, una ragazza che lavorava in fonderia e che sposò il capo officina. Durante il fine settimana, Mr. Hunter mi affidava la figlioletta Patricia ed io la portavo a spasso sul suo pony. Poi l’ordine di tornare a casa: 1 aprile 1946.

In agosto del 1999 sono tornato in Inghilterra con mio genero e sono andato a trovare un mio amico, egli pure POW, che era rimasto in Scozia, si era sposato e là aveva fatto fortuna facendo gelati. Ho visitato Glasgow, Edimburgo, Alston… e ho ritrovato i luoghi della memoria. Sono andato alla ricerca dei miei vecchi compagni della fonderia, ma solo tre di loro ho trovato ancora in vita. La sera mi trovavo al Blue Bell e poiché si era sparsa la voce che un prigioniero di guerra, che aveva lavorato in fonderia era in visita al paese, il pub si riempì di persone che volevano incontrarmi e tutti volevano offrirmi birra. Il giorno dopo sono entrato in una cartoleria e mentre mio genero acquistava cartoline, io mi sono messo a discorrere con l’altra signora, le ho raccontato chi ero e le ho chiesto informazioni della piccola Patricia di cui avevo una foto.

Ho così saputo che Patricia Hunter abita a Los Angeles, negli Stati Uniti e che ogni due anni ritorna in Inghilterra. La signora mi promette di informarla della mia visita e del mio desiderio di mettermi in contatto con lei.

Dopo due anni ricevo una lettera da Patricia, seguita da altre lettere e telefonate e ci mettiamo d’accordo per incontrarci.

Martedì 31 maggio 2005 ci siamo incontrati.


IL DIARIO RITROVATO - RASSEGNA STAMPA (10 Mb)

IL C.M. ALBERTO TONI COMPIE CENTO ANNI